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Giustino Fortunato PDF Stampa E-mail
Eletto presidente onorario dell’ANIMI nel 1918, dopo la tragica morte di Leopoldo Franchetti, era il più anziano esperto ed autorevole esponente del meridionalismo italiano, alle cui battaglie aveva dedicato tanti anni della sua vita. Era nato a Rionero in Vulture, in Basilicata, nel 1848. Condotti gli studi di giurisprudenza a Napoli, si era immerso in un minuzioso lavoro di analisi dell’origine storica e della dimensione presente dei problemi del Mezzogiorno, investigandone pressoché tutti gli aspetti, da quello naturale e geografico, alla ricostruzione della situazione economica, patrimoniale e fiscale delle regioni meridionali, dal problema della malaria, alla drammaticità civile e morale della questione contadina, concorrendo in modo determinante a porre la condizione del Mezzogiorno, a vent’anni dall’Unità d’Italia, come grande questione nazionale irrisolta. La ricerca di soluzioni veramente efficaci, per Fortunato poteva avvenire solo nel quadro della politica nazionale , tramite misure di ordine generale come quelle riguardanti la revisione dei patti agrari, la soluzione della questione demaniale, la riforma doganale e quella tributaria, lo sviluppo della rete ferroviaria. Ma prima ancora, indissolubilmente congiunta alle riforme sociali e di politica economica occorreva una riforma morale e dei costumi della vita civile, all’interno della quale, in primo piano, poneva l’assistenza all’infanzia e l’istruzione. Furono questi i temi sui quali imperniò, per quasi un cinquantennio, le sue battaglie giornalistiche, sulle pagine prima della “Rassegna settimanale” di L. Franchetti e S. Sonnino di cui divenne corrispondente dal 1878, dell’”Unità”, poi, che contribuì a fondare con G. Salvemini, nel 1911; sui banchi del Parlamento, ove sedette dal 1880 al 1909 quando passò all’aula del Senato; nei suoi scritti, una selezione dei quali venne ristampata, nel 1911, a cura dell’ANIMI, col titolo Il Mezzogiorno e lo Stato unitario.
Del fascismo, fu subito deciso avversario e in quegli anni, e fino alla morte, avvenuta a Napoli nel 1932, sempre più si legò a Umberto Zanotti Bianco e all’Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia cui donò parte dei libri della sua biblioteca contribuendo così al sorgere della Biblioteca di studi meridionali “Giustino Fortunato” oggi esistente in Roma.