Ti trovi in: Home L'A.N.I.M.I. e il terremoto Presentazione di Gerardo Bianco
Presentazione di Gerardo Bianco PDF Stampa E-mail
All’alba del 28 dicembre 1908, alle ore 5,21, tra Scilla e Cariddi, paurosamente si mossero la terra e il mare. In pochi secondi, due città di antica storia, Messina e Reggio Calabria, furono distrutte, le popolazioni decimate dai crolli e dalle onde che invasero le spiagge dove si accalcavano i cittadini in cerca di salvezza. Rimane incerto il numero delle vittime che superò, comunque, le centomila in una delle più grandi tragedie sismiche della storia. L’emozione fu profonda e percorse l’Italia, l’Europa, le Americhe dove numerosi vivevano gli emigranti delle aree devastate dal cataclisma. La solidarietà internazionale fu ampia e generosa. Da Augusta, dove era ormeggiata la flotta, accorsero, immediatamente, i marinai russi, protagonisti di eroici episodi. Intervennero con prontezza gli inglesi, che incrociavano con le loro navi il Mediterraneo e poi i tedeschi, i francesi, gli svizzeri, gli americani.

Reagì la società italiana meglio del governo e delle burocrazie. Le cronache dell’epoca ci raccontano lo scorrere delle ore, gli episodi di altruismo e di sciacallaggio, l’intraprendenza e l’ottusità, ma anche la diffusa solidarietà delle città italiane, a cominciare da Napoli fino al Nord d’Italia. In ogni parte del paese sorsero i Comitati per l’aiuto alle popolazioni colpite dal sisma. Dal Nord scesero animosi volontari per osservare da vicino e per contribuire alla rinascita, con iniziative di lungo respiro.Fu Antonio Fogazzaro, l’anziano e celebre romanziere, a sollecitare Umberto Zanotti Bianco e Giovanni Malvezzi a recarsi in Calabria per rendersi direttamente conto del disastro, e fu Giovanni Semeria, il coraggioso barnabita, nella stazione di Reggio Calabria, a sollecitarli ad «agire, seriamente agire [per] ottenere qualcosa -egli disse- in questa disgraziata terra». Da quella visita calabrese nacque l’idea dell’Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia che accomunava alcune tra le personalità più illuminate del Nord e già celebri intellettuali meridionali, tra i quali Gaetano Salvemini che nel terremoto, a Messina aveva perduto l’intera famiglia.

Sentimento patriottico, solidarietà umana, tensione spirituale e religiosa ispirarono l’iniziativa dell’ANIMI che si realizzò il primo marzo 1910 in un’aula del Senato sotto la presidenza di Pasquale Villari, che aveva anni addietro aperto la “questione meridionale”, e di Leopoldo Franchetti, l’autore, con Sidney Sonnino della celebre inchiesta sulle condizioni politiche, amministrative e sociali della Sicilia. I problemi da affrontare nell’area del cataclisma erano molteplici e angoscianti, dalla ricostruzione, alla ripresa economica, all’emigrazione; questioni esorbitanti per una associazione formata solo da “uomini di buona volontà”. Si decise così di intervenire in un ambito limitato, considerato strategico per il futuro del Mezzogiorno: quello della scuola. L’ANIMI era attrezzata anche per le inchieste sulla scuola e sull’analfabetismo condotte da Zanotti Bianco, Malvezzi e Salvemini in Calabria.  Fu così avviata un’affascinante esperienza educativa che durò decenni con l’apertura dei primi tre asili già dal 1911 a Melicuccà e a Bruzzano Zeffirio e poi a Villa San Giovanni. L’insegnamento era profondamente innovativo, con l’adozione del metodo di Maria Montessori che aveva il convinto sostegno dei coniugi Franchetti. La consultazione dei documenti di quella stagione che vide l’ANIMI, nei primi decenni del secolo XX, all’avanguardia nell’educazione dell’infanzia nel Mezzogiorno d’Italia, soprattutto in Calabria, è quanto mai illuminante sulla dedizione, la lungimiranza, la concretezza di chi operò in quelle aree disagiate, e spesso rassegnate. L’ANIMI, «l’unica forza (all’epoca) organizzata in Italia per il risveglio delle provincie meridionali» come fu definita da Giustino Fortunato, con il suo impegno nel campo della formazione scolastica apriva una speranza di riscatto culturale come premessa indispensabile per quello civile ed economico. Quella intuizione dei fondatori dell’Associazione resta valida, ancora oggi, per il futuro. A tal fine, sostenuti dalla Regione Calabria, proponiamo all’attenzione delle classi dirigenti e di un più vasto pubblico la documentazione di quel primo impegno, dopo il sisma, degli operatori dell’ANIMI.

È una storia di altruismo, di coraggio, di sacrificio e di progettualità che resta esemplare per come occorrerebbe impegnarsi se si vuole «seriamente agire» nel Mezzogiorno d’Italia. Risvegliare la memoria di quella tensione etica che animò gli uomini e le donne dell’antica Associazione, che unificò, in un comune progetto, personalità del Nord, del Centro e del Sud d’Italia, ci sembra il contributo migliore per stimolare una rinnovata passione civile per il riscatto del Mezzogiorno, in occasione del centenario della catastrofe nello stretto di Messina, che non vorremmo ritualmente (o come si va profilando, stancamente) celebrativo.

Gerardo Bianco