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Dal terremoto di Reggio Calabria alla Grande Guerra PDF Stampa E-mail

L’Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia (ANIMI) occupa una posizione di primo piano nella storia del meridionalismo italiano del ‘900 e di esso offre oggi un originale punto di osservazione. Al centro della sua azione è sempre rimasto l’obiettivo di comporre il rapporto tra nazione, democrazia e Mezzogiorno, nodo critico del processo risorgimentale, che si ripropose in termini nuovi e, per molti aspetti, drammatici con la prima stagione di sviluppo industriale del paese. La partecipazione attiva delle aree più svantaggiate del Mezzogiorno fu considerata la questione centrale per fare dell’Italia un’effettiva e compiuta realtà nazionale.

Quando l’ANIMI fu fondata, la crisi del sistema giolittiano stava mettendo a nudo le debolezze dell’assetto politico raggiunto ed evidenziava i limiti del processo di sviluppo dei primi cinquanta anni di storia unitaria italiana. Nel meridionalismo confluirono allora alcune delle energie migliori del Paese, che si organizzarono in gruppo di opposizione, trovando nella battaglia meridionalista il più naturale collegamento con la battaglia antiprotezionista. L’ANIMI offrì a questo gruppo un ben definito contenitore per l’elaborazione culturale e la sperimentazione concreta delle proposte di sviluppo.

L’Associazione fu promossa da esponenti della generazione che si era affacciata alla vita politica e civile dopo la nascita dello Stato unitario, come Giustino Fortunato e Leopoldo Franchetti, e da giovani che, nel corso del primo decennio del ‘900, avevano vissuto la nascita dei partiti politici moderni e maturato un acceso spirito di riformismo democratico. Tra costoro Umberto Zanotti Bianco e Giovanni Malvezzi. Stretti furono i fili che legarono le origini dell’Associazione alle esperienze del modernismo, fin dai primi incontri dell’autunno inverno del 1908 di Zanotti Bianco con Antonio Fogazzaro nella sua casa di Vicenza. Ad essi parteciparono anche Giovanni Malvezzi e Filippo Sacchi.

L’occasione fu quella dello spaventoso terremoto di Messina e Reggio Calabria del 28 dicembre del 1908, con i suoi 80.000 morti. Di fronte all’immane catastrofe, i promotori dell’ANIMI lanciarono un forte appello alla collettività nazionale e promossero un’intensa mobilitazione a favore delle aree terremotate.

La gara di solidarietà, in cui la parte più ricca e meglio dotata del Paese si gettò a capofitto in aiuto di quella meno fortunata, vide impegnate forze le più svariate per convinzioni politiche e appartenenza culturale e ideologica. La costituzione dei comitati di soccorso per il terremoto portò alla nascita di una struttura organizzativa, basata sul volontariato e finalizzata alla prima assistenza, che attivò energie in buona parte  divenute patrimonio costitutivo dell’Associazione, come l’Opera Pia Lombarda di Ettore Rusconi. Tutte le diverse anime del pensiero riformista furono largamente rappresentate. Basti menzionare il soccorso della  Società Umanitaria di Giovanni Montemartini o il sostegno del poeta russo Maksim Gor’kij, di Tommaso Gallarati Scotti, di Giovanni Cena. In quella circostanza Umberto Zanotti Bianco strinse contatti anche con Gaetano Salvemini, che era scampato al terremoto dove aveva perduto tutti i familiari.

Fu merito indubbio di Umberto Zanotti Bianco avere stimolato la confluenza di queste energie in un' organizzazione dotata di un programma definito, che legava l’analisi critica di Giustino Fortunato a una prospettiva di intervento concreto basato sull’attivismo e sul volontariato. Alla base dei moventi ideali e dei programmi operativi dell’ANIMI, come si evince facilmente da una anche sommaria analisi degli interventi realizzati, era la convinzione di dover concorrere alla creazione delle condizioni e degli strumenti “culturali” utili ad attivare un autonomo sviluppo democratico del Mezzogiorno, che doveva basarsi sulle vocazioni interne. L’analisi delle condizioni di divario divenne premessa e strumento per operare sul territorio e mettere in movimento le energie e le risorse latenti del Mezzogiorno. Centrale per questo fu sin dai primi anni, il tema dell’educazione. Al 1909 risale un’inchiesta sulle condizioni della scuola in Calabria condotta da Umberto Zanotti Bianco con Giovanni Malvezzi.

L’Associazione fu istituita nel 1910 in un’auletta del Senato. La presidenza effettiva fu assegnata a Leopoldo Franchetti, autore con Sidney Sonnino della celebre inchiesta sulla delinquenza in Sicilia, e la presidenza onoraria a Pasquale Villari. Del primo consiglio direttivo fecero parte Pasquale Villari, Leopoldo Franchetti, Luigi Bodio, Giustino Fortunato, Giovanni Malvezzi, Piero Bertolini, Alberto Geisser, Bartolomeo Ruini, Ettore Rusconi, Bonaldo Stringher. Furono membri della commissione esecutiva Tito Poggi, David Santillana (segretario), Giuseppe Lombardo-Radice, Gaetano Salvemini, Tommaso Gallarati Scotti.

La storia dell’ANIMI è, dunque, la storia di una élite meridionalista, che crede nella possibilità del riscatto e dello sviluppo economico e civile del Mezzogiorno, per il quale ritiene di doversi prodigare, sorretta da uno spirito etico e uno slancio umanitario fuori del comune.

Nei primi anni di vita l’Associazione visse una fase di tumultuoso attivismo nella ferma convinzione della necessità e possibilità di completare la costruzione della vita nazionale per via democratica e col concorso della mobilitazione dal basso di forze e risorse latenti. Sotto l’aspetto finanziario il sostegno fu per lo più garantito dalle contribuzioni volontarie di istituzioni private e pubbliche. Fondamentale fu, fin dalla nascita, il legame con la Banca d’Italia, sorto per iniziativa del suo direttore generale Bonaldo Stringher.

Gaetano Piacentini, segretario generale dal 1923, svolse una funzione fondamentale nel conferire alle attività un carattere di sistematicità e nel coordinarle. L’azione assunse un aspetto fortemente decentrato e localizzato nelle aree di intervento. Dalla provincia di Reggio Calabria, che ebbe accanto a Roma anche una funzione direttiva, l’attività si estese in quegli anni alle principali regioni del Mezzogiorno, anche se con una incidenza fortemente disomogenea.

Oltre alla sede di Roma, ubicata a Palazzo Taverna, l’Associazione aprì nel 1912 un proprio ufficio distaccato a Reggio Calabria, dove si trasferì lo stesso Zanotti Bianco, che ne fece un vero e proprio laboratorio di iniziative umanitarie e culturali.

Tre furono i principali campi di intervento:

Beni culturali: tutela dei beni storico-artistici e paesaggistici, finalizzata a valorizzare gli elementi di identità storico-territoriale.

Pedagogico ed assistenziale: assistenza all’infanzia e creazione di asili, lotta all’analfabetismo, mediante istituzione di scuole diurne e serali, biblioteche e centri di cultura.

Economico e sociale: assistenza alle popolazioni bisognose di soccorso umanitario; sostegno ai progetti di sviluppo economico sulla base delle indicazioni dell’inchiesta Nitti-Faina, incentivi alla creazione di imprese locali, costituzione di corsi professionali, elaborazione di progetti di riforma finalizzati a facilitare le esportazioni dei prodotti ortofrutticoli meridionali.