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L'attività educativa scolastica dell'ANIMI PDF Stampa E-mail

Nei primi anni di vita l’ANIMI sollecitò stimolò e partecipò alla riforma del sistema scolastico italiano in funzione dei problemi delle aree del Mezzogiorno. Il fenomeno del divario nei livelli di istruzione era stato analizzato sia sotto l’aspetto dell’analfabetismo - che riguardava in Calabria ancora il 70% della popolazione - sia sotto l’aspetto dell’edilizia scolastica. Gli asili costruiti dall’Animi adottarono il metodo Montessori.

 

Scarica il saggio in formato pdfMaria Montessori pubblicò, nel 1909, il Metodo della Pedagogia Scientifica applicato all’educazione infantile nelle Case dei Bambini, che divenne il principale veicolo di diffusione del nuovo indirizzo nel mondo occidentale. Il principio fondamentale cui doveva conformarsi l’educazione dei bambini era la libertà. I maestri avevano il compito di far emergere le forme della creatività e dell’estetica dell’infanzia. Erano fornite loro indicazioni sui giocattoli da impiegare come strumenti della didattica, sugli arredi delle aule scolastiche e persino sull’organizzazione degli spazi.

 

L’ANIMI, con i primi finanziamenti dei Comitati di Soccorso, curò l'apertura di tre asili assegnando loro una funzione esemplare per le successive realizzazioni in campo scolastico. Il metodo montessoriano fu interpretato e adattato agli scopi e agli obiettivi della linea di intervento sociale meridionalista. Artefice scientifico di questo incontro fu Giuseppe Lombardo-Radice che ebbe, in questi anni, un intenso scambio intellettuale con Maria Montessori.

 

Le Case dei Bambini ebbero un compito di pedagogia sociale: educare i piccoli, negli anni della formazione della personalità, al senso della responsabilità individuale e all’assunzione del senso di eticità.

 

Nella provincia di Reggio Calabria furono aperte tre Case dei Bambini: l’asilo “Genova-Firenze” a Villa San Giovanni, edificato grazie ai Comitati genovese e fiorentino; l’asilo “Venezia” a Bruzzano Zeffirio eretto con i fondi del Comitato Veneto-Trentino e l’Opera Pia Lombarda; l'asilo "Firenze" a Melicuccà, finanziato con un contributo del Comitato fiorentino.

 

La ricca documentazione conservata nell’archivio dell’ANIMI consente di ricostruire la peculiarità del funzionamento delle Case dei Bambini. In primo luogo si delinea la ricerca di una originale sperimentazione pedagogica; emerge il ruolo attivo delle maestre e delle direttrici degli asili, sopratutto per quel che riguarda l'adattamento del metodo ad un ambiente che presentava caratteristiche completamente diverse rispetto alla realtà urbana delle grandi città industriali. L'asilo di Melicuccà fu aperto nel febbraio 1911.

Si recarono sul posto due maestre Elda Zinaghi e Delia Boni, le prime maestre d'asilo patentate assegnate nel reggino. Durante il primo anno istruirono 80 bambini con ricadute positive anche sulla popolazione di Melicuccà.

 

Le carte dell’archivio rivelano anche alcuni nodi problematici. In primo piano compare la difficoltà di dar luogo ad un modello di gestione federale, nel momento in cui si cercava di affidare agli amministratori locali la conduzione degli asili. Gli episodi riguardano la gestione delle biblioteche popolari, la selezione delle maestre, e il funzionamento degli stessi asili. Da essi affiora certamente la difficoltà di comunicazione incontrata dai volontari dell'ANIMI in un ambiente così difficile, ma anche un problema più profondo: l'inadeguatezza delle classi dirigenti locali rispetto agli interessi e ai bisogni della popolazione.

 

Emblematico è il tema della designazione degli insegnanti. Per risolvere il problema della mancanza di maestri, l'Ufficio dell'ANIMI di Reggio Calabria propose di arruolare le cosidette "mastre" che svolgevano questa funzione senza alcun titolo. Si trattava di "maestri di strada" privi dell'abilitazione all'insegnamento che soddisfacevano quella domanda di scolarizzazione esistente e che si canalizzava in insegnanti e reti scolastiche funzionanti al di fuori del controllo pubblico. A tal fine fu elaborato un progetto di realizzazione a Villa San Giovanni di una scuola che doveva preparare le "mastre" e dare loro l'abilitazione. Furono inviate a Roma tre "mastre" per verificare il loro livello di preparazione. Il risultato fu disastroso. Il progetto ricevette il parere negativo della Montessori. In una serie di lettere estremamente dure, Leopoldo Franchetti informò Zanotti Bianco della decisione e lo invitò a non lasciare speranza alcuna alle "signorine".

Nel frattempo l’interesse pedagogico di Maria Montessori si andava spostando verso i bambini provenienti da famiglie del ceto agiato urbano. Il metodo montessoriano venne così riformulato ed adattato al disegno pedagogico di Giuseppe Lombardo-Radice che sovrintese alla direzione didattica e alla vita delle Case dei Bambini. In quegli anni furono inaugurati nuovi centri per l'infanzia anche in altre province del Mezzogiorno. Dopo il terremoto di Avezzano del 13 gennaio 1915 Leopoldo Franchetti promosse un piano d'intervento nelle zone colpite dal sisma di cui il punto focale era il progetto di edificazione di Case dei Bambini. Negli stessi anni l'intervento scolastico dell'Associazione si indirizzò verso l'educazione degli adulti e la lotta contro l'analfabetismo, ma le premesse di questa nuova fase di attività dell'ANIMI, la scolarizzazione nazionale a favore delle zone rurali del Mezzogiorno, trovano origine nelle prime esperienze di sostegno al mondo dell'infanzia condotte all'indomani del terremoto.

 

 

di Simone Misiani